Il distretto calzaturiero Fermano-Maceratese: storia di una grande tradizione
Il distretto calzaturiero Fermano-Maceratese: storia di una grande tradizione
Il distretto fermano-maceratese
Indice
Capitolo 1: Le radici storiche: dal medioevo all’inizio dell’industria
Nel cuore delle Marche, il quadrilatero formato da Sant’Elpidio a Mare, Montegranaro, Monte Urano e Monte San Giusto è oggi sinonimo di eccellenza nella produzione calzaturiera di alta qualità. Questo distretto, tra i più rinomati al mondo, affonda le sue radici in una tradizione artigianale secolare che risale addirittura al Medioevo.
Già nel XIV secolo, le calzature prodotte in questa zona erano apprezzate ovunque. Giovanni Boccaccio le menzionò nel "Decameron", lodandone bellezza e qualità.
Il primo grande salto si verificò tra la fine del '700 e l’inizio dell’800 con la produzione delle "chiochiere", leggere pantofole con suola in "pelle cavallina", realizzate dai maestri calzolai di Montegranaro e dintorni. Questo prodotto riscosse un grande successo, espandendosi in mercati come Francia, Grecia e America.
A conferma dell’eccellenza marchigiana, Alessandro Berluti, originario della regione, fondò a Parigi nel 1895 un marchio destinato a diventare un’icona mondiale del lusso. La sua scarpa senza cuciture visibili è tuttora un simbolo di eleganza e artigianalità.
Capitolo 2: La rivoluzione industriale: dai laboratori alle fabbriche
Alla fine dell’800, il distretto calzaturiero marchigiano entrò in una nuova era con l’avvento della Seconda Rivoluzione Industriale. La meccanizzazione divenne protagonista e l’invenzione della macchina a pedali per cucire le tomaie rivoluzionò il settore. La produzione non si limitava più solo alle pantofole, ma si ampliava alle scarpe strutturate e resistenti per un mercato sempre più ampio.
Foto di una delle prime fabbriche nel distretto
Le conseguenze sociali:
- Incremento della produzione e maggiore accessibilità delle calzature.
- Ingresso delle donne nel mondo del lavoro, cucendo tomaie da casa.
- Evoluzione dei piccoli artigiani in imprenditori con laboratori sempre più strutturati.
Nel 1911, i numeri parlavano chiaro: a Monte San Giusto quasi la metà della popolazione era impiegata nella produzione di scarpe, mentre Montegranaro ne sfornava oltre 300.000 paia all’anno. Tuttavia, le guerre mondiali erano alle porte e avrebbero segnato una brusca battuta d’arresto.
Capitolo 3: Tra crisi e rinascita: dal dopoguerra agli anni d'oro
La Prima Guerra Mondiale mise in crisi molte aziende, ma l’intraprendenza marchigiana trasformò le difficoltà in opportunità. Nel 1923 nacque a Montegranaro il primo calzaturificio meccanizzato della regione, segnando l’inizio di una nuova era.
Il vero boom arrivò nel secondo dopoguerra: tra gli anni ‘80 e ‘90 il distretto raggiunse l’apice del successo con esportazioni in crescita e un livello di specializzazione produttiva senza pari.
Le diverse eccellenze:
- Montegranaro: scarpe classiche da uomo.
- Sant’Elpidio a Mare e Porto Sant’Elpidio: calzature femminili eleganti e sofisticate.
- Monte San Giusto: scarpe per uomo e bambino.
Personaggi come Salvatore Deodato e Andrea Sassetti portarono innovazione e design a livello internazionale, rendendo il distretto un riferimento mondiale.
Salvatore Deodato: Il Designer Visionario
Salvatore Deodato, nato in una famiglia di artigiani, trasformò la sua passione per il design in un marchio internazionale.
Le sue caratteristiche distintive:
- Fusione tra artigianalità tradizionale e design innovativo.
- Uso di materiali pregiati e tecniche di lavorazione avanzate.
- Finiture di lusso con applicazioni esclusive.
Le sue collezioni, presentate nelle più importanti fiere del settore come il MICAM di Milano, erano presenti nelle boutique di lusso di tutto il mondo. Tuttavia, con la globalizzazione e la concorrenza asiatica, il marchio Deodato subì un declino, portandolo a ritirarsi progressivamente dal mercato.
Articolo di giornale: Salvatore Deodato, il "Christian Dior" dei modellisti di scarpe
Andrea Sassetti: Tra Moda e Formula 1
Se Deodato rappresentava l’eleganza, Andrea Sassetti incarnava l’audacia imprenditoriale. Con il suo marchio Andrea Moda, si affermò nel mondo delle calzature di lusso con modelli esclusivi e di alta qualità.
Tuttavia, la sua ambizione lo portò oltre il settore calzaturiero: nel 1992 acquistò il team Coloni di Formula 1, ribattezzandolo Andrea Moda Formula. Il progetto si rivelò un fallimento, sancendo un brusco stop alla sua carriera.
Foto di Andrea Moda Formula
Capitolo 4 : La Grande Crisi e il cambiamento del settore
Dalla fine degli anni ‘90, il settore calzaturiero marchigiano affrontò una crisi profonda. La globalizzazione, la concorrenza asiatica e la recessione economica misero in difficoltà molte aziende. Per sopravvivere, alcuni marchi spostarono la produzione all’estero, ma questo causò la chiusura di molte fabbriche e la perdita di posti di lavoro.
La rinascita: qualità, sostenibilità e Made in Italy
Nonostante le difficoltà, il distretto marchigiano non si è arreso. Oggi, la sua rinascita passa attraverso:
- L’attenzione alla qualità e all’artigianalità.
- La sostenibilità, con l’uso di materiali ecologici e processi a basso impatto ambientale.
- Il ritorno ai valori autentici del Made in Italy, puntando su innovazione e personalizzazione.
Il distretto Fermano-Maceratese continua a essere un pilastro del settore calzaturiero, dimostrando che tradizione e innovazione possono coesistere per affrontare le sfide del futuro.